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Lettura tarocchi: non devi preparare le domande

Giulia Scandolara lettura dei tarocchi online

Se so che mi aiuti tu a formulare le domande sono più sereno nel prenotare la lettura dei tarocchi”, mi dice R., un ragazzo che da qualche tempo mi segue su Instagram.


E, grazie alla sua esclamazione, ho deciso di approfondire il tema delle domande da fare ai tarocchi, spiegando anche perché non puoi preparare tu, da solo o da sola, le tue domande.


Lettura tarocchi: servono domande che spaccano il capello in due

Le persone che sono abituate alla cartomanzia sono purtroppo lasciate sole. Alla cartomante fa parecchio comodo, che il consultante o la consultante entrino in consulenza con la testa piena di idee confuse, e interrogativi che odorano di impossibile.


Tipo:


  • “Quando tornerà da me?”

  • “Io devo sapere come sta in questo momento”

  • “Cosa pensa? Cosa sta valutando di fare nei miei confronti”


Wow! Sembra di stare dentro a un romanzo rosa.


Queste sono domande totalmente basate sulla paura, domande che allo stesso tempo odorano di speranza. E, in sede di lettura tarocchi, questi interrogativi permettono alla cartomante di irretire la persona con la più fervida immaginazione. Per farla sperare, per incalzarla con una fanta-narrazione dal lieto fine.


Lettura tarocchi: faresti domande che alimentano l’illusione

Alle cartomanti “sta bene” e va bene, che tu faccia domande così assurde. Perché per queste “professioniste” (della truffa) sei la cliente o il cliente perfetto, solo se vuoi cercare la verità… attraverso domande impossibili, capaci di alimentare la speranza che l’amore torni nella tua vita anche nelle circostanze impossibili.


Siamo umani: abbiamo tutti bisogno di essere amati. Ma, proprio perché siamo umani, dobbiamo anche prestare attenzione ad altri fattori: la nostra ingenuità, ad esempio.


Le domande che fai ai tarocchi devono risolvere e chiarire

Quando una persona entra in consulenza ho una grandissima responsabilità. Non posso allearmi con il suo bisogno di rassicurazioni, e nemmeno col bisogno di sperare.


Piuttosto, il mio compito è quello di mettermi al servizio del suo bene. Cosa fa bene alla persona? Dove manca chiarezza, in ciò che vive?


E, attraverso quali domande posso aiutare la mia cliente o il mio cliente ad ottenere quelle informazioni che portano la persona a poter scegliere il da farsi?


Lettura tarocchi: lascia che ti orienti in una consulenza dove nulla è lasciato al caso

Chi mi conosce da tempo lo sa: sono una “precisetta”. Se in cartomanzia i clienti sono lasciati “da soli”, nell’aprire al lettura (molti iniziano con fiumi di parole che assomigliano a uno sfogo, mentre altri partono a raffica con le domande impossibili) da me non va così.


Appena il mio cliente o la mia cliente entra in videochiamata WhatsApp, dico: “raccontami la difficoltà che stai vivendo, dimmi anche qual è il tuo bisogno, all’interno della difficoltà, e non ti preoccupare perché poi costruiamo insieme la domanda più adatta a te”.


Questo pensiero mi permette di partire bene, con la lettura dei tarocchi, e permette sia a me che alla cliente di non sprecare tempo. Perché tutto deve vertere in un’unica direzione: fare chiarezza, rispondere ai dubbi, e sbloccare la situazione.


La qualità delle buone domande

Mi piace dire che, per risolvere anche le situazioni più “burrascose” servono al massimo due domande, non di più. Ma serve il coraggio di comporre e costruire domande scomode, e che non nascano da quella curiosità superficiale che connota il gossip – vedi il “voglio sapere cosa pensa”.


Le buone domande sono quelle che, dopo aver ascoltato la contingenza, vanno al nòcciolo della questione.


Non sono cioè domande marginali, bensì dirimenti. Escludono. Ci mostrano una via, piuttosto che un’altra. Sono domande che permettono alle risposte scomode di arrivare a sciogliere ogni dubbio.


Estrarre la domanda dal tuo racconto

Molto spesso arrivano nuovi clienti, che non hanno mai “saggiato” la raffinatezza della tarologia. Si tratta di persone abituate maggiormente alle consulenze cartomantiche – ammesso che si possa parlare di “consulenze”, là dove parliamo di cartomanzia.


Beh, queste clienti, sicuramente in buona fede, se ne escono con pensieri simili: “non ti dico niente perché voglio vedere cosa riesci ad azzeccare della mia situazione” – che sofferenza!


Si pensa cioè che, spiegare la difficoltà sottragga lavoro a chi legge tarocchi, e fornisca informazioni utili ad avvolgere la persona sul suo stesso racconto, sfruttandolo come “gancio di partenza” per inventarsi cose coerenti al narrato.


Aiuto.


A parte il fatto che si possono “vedere” delle cose della persona, senza che questa spieghi la situazione, il punto è che la lettura tarocchi non dovrebbe mai partire come una sfida. “Dimostrami che cosa sai vedere”.


Serve collaborazione, sinergia, e precisione

Dal momento che cerchiamo risposte, e comprensione, la cliente o il cliente devono raccontare la situazione, nei suoi tratti essenziali, e anche in pochi minuti, affinché io possa estrapolare – proprio da questa narrazione – quella domanda che va a spaccare il capello in due.


In base allo stringato racconto del mio cliente o della mia cliente posso quindi costruire quella domanda che permetterà di sbloccare la situazione. E, come dicevo da qualche parte, in questo articolo, non servono mille domande sbagliate, per fare chiarezza. Ma, al massimo due, in un’ora e sulla singola difficoltà (lo dico per esperienza).


Le domande vanno studiate e costruite a tavolino, durante la consulenza

Questo è il mio modo di lavorare. Ascolto la persona, e poi scrivo una prima bozza di domanda.


La sottopongo al cliente o alla cliente per sentire se la domanda proposta è soddisfacente. E, non contenta, se qualcosa non torna correggo parola per parola.


Perché – se lo chiedi a me – una buona domanda è come una chiave, che va ad aprire una serratura precisa.


Giulia Scandolara - Tarologa professionista, Gestalt e Art Counselor

 
 
 

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