Rider Waite e la rivoluzione invisibile di Pamela Colman Smith
- Giulia Scandolara

- 29 ott
- Tempo di lettura: 4 min

Quando si parla di tarocchi, spesso si evocano due mazzi fondamentali, due autentiche pietre miliari della tradizione tarologica (per quel che concerne il primo mazzo), prettamente cartomantica (nel secondo caso:
Il Tarot di Marsiglia, che si affermò in Europa già dal XV secolo, punto di riferimento storico e simbolico per secoli
Il mazzo Rider Waite, creato a Londra nel 1909, che ancora oggi è probabilmente il più diffuso al mondo.
Se la struttura dei mazzi resta la stessa – 22 Arcani Maggiori e 56 Minori – dobbiamo dire che, questi due strumenti si collocano l’uno agli antipodi dell’altro. La differenza fra i due mazzi è radicale, ed è proprio questa ad aver rivoluzionato la storia della lettura dei tarocchi.
Waite propone un mazzo moderno, da leggere intuitivamente e per ispirazioni personali. Il mazzo di tarocchi di Marsiglia (Il tarot) richiede lo studio simbolico e cifrato di ogni arcano.
Marsiglia e Rider Waite: due visioni a confronto
Nel Tarot di Marsiglia, gli arcani maggiori sono ricchi di simbolismo, ma i minori restano vicini alle carte da gioco tradizionali: numerali semplici, arricchiti solo dalle figure di corte (Fante, Cavaliere, Regina, Re).
La funzione principale dei minori, dunque, è quella di veicolare informazioni numeriche, lasciando meno spazio a interpretazioni iconografiche.
Il mazzo Rider Waite, invece, introdusse una vera rivoluzione, proprio in termini di apparato simbolico. Anche gli arcani minori furono illustrati con scene narrative. Ogni carta divenne una storia, un racconto visivo, un frammento di vita che poteva ispirare interpretazioni molto più immediate e, per alcuni, “immediatamente intuitive”.
Tarocchi Rider Waite: semplificano troppo la lettura
È qui che nasce un equivoco: proprio questa immediatezza, se da un lato rese il mazzo amatissimo e accessibile, dall’altro portò a interpretazioni superficiali o troppo soggettive, lontane dalla profondità simbolica che i tarocchi richiedono.
Il tema del mazzo di tarocchi come strumento essenziale per la tarologia è un argomento che approfondisco proprio nel mio libro "Tarocchi, amore e introspezione". Ma oggi, in questo post voglio guardare tutta la faccenda da un’altra prospettiva: quella storica e artistica.
Arthur Edward Waite: l’occultista che voleva un nuovo mazzo di tarocchi
Arthur Edward Waite (1857–1942) era uno studioso dell’occulto, membro della società esoterica Golden Dawn. Questa società segreta fu, alla fine dell’Ottocento, uno dei più influenti centri di ricerca e sperimentazione nel campo dell’esoterismo occidentale.
Waite era un ricercatore instancabile, traduttore di testi ermetici, cabalistici e alchemici. Su questo: niente da dire.
Aveva però un sogno: creare un mazzo di tarocchi che non fosse solo un insieme di simboli criptici per pochi iniziati, ma che parlasse attraverso un linguaggio visivo capace di rendere più accessibili i concetti esoterici, ai più.
Per questo progetto aveva bisogno di un’artista. E fu così che incontrò la donna destinata a cambiare per sempre la storia dei tarocchi.
Pamela Colman Smith: l’artista nell’ombra
Pamela Colman Smith (1878–1951), detta Pixie, era una giovane artista anglo-americana dalla vita vibrante e cosmopolita. Nata a Londra, crebbe in Giamaica e studiò al Pratt Institute di Brooklyn, una delle scuole più innovative dell’epoca, in termini di formazione artistica.
Colman Smith fu illustratrice, scenografa, narratrice, e soprattutto una donna libera, anticonvenzionale, con una forte sensibilità simbolica.
Quando entrò nella Golden Dawn, portò con sé non solo il suo talento artistico, ma anche una profonda comprensione intuitiva del mondo simbolico ed esoterico.Fu lì che incontrò Waite, e fu scelta da lui per illustrare il mazzo che avrebbe rivoluzionato la cartomanzia moderna. Quello che tutti conoscono, più semplicisticamente, come il mazzo “Rider Waite”.
Il suo lavoro fu straordinario: trasformò le indicazioni di Waite e le suggestioni esoteriche della Golden Dawn in immagini vive, ricche di dettagli, archetipi e narrazioni.
Per la prima volta nella storia dei tarocchi, aggiungo, gli arcani minori non erano più solo numerali, ma vere e proprie scene drammatiche e simboliche. Tutto molto bello, artisticamente parlando, ma non se restiamo invece in materia di lettura dei tarocchi.

La Golden Dawn: il crogiolo della rivoluzione
Fondata a Londra nel 1887, la Hermetic Order of the Golden Dawn fu una società segreta dedicata allo studio dell’occultismo, della cabala, dell’astrologia, dell’alchimia e della magia cerimoniale. Vi parteciparono alcune delle figure più influenti dell’epoca, tra cui poeti, artisti e studiosi.
La Golden Dawn fu soprattutto un luogo di sperimentazione, dove simboli antichi venivano reinterpretati alla luce delle nuove correnti spirituali.
Senza la Golden Dawn, il mazzo Rider Waite-Smith (perché così andrebbe chiamato) non avrebbe mai visto la luce. Fu proprio in quell’ambiente che Waite maturò la sua visione esoterica e che Pamela trovò la linfa simbolica per tradurla in immagini. Ma Waite ha riconosciuto degnamente il lavoro di Colman Smith? Niente affatto.
Un nome dimenticato
Nonostante la sua importanza, il nome di Pamela Colman Smith rimase a lungo invisibile. Il mazzo fu pubblicato come Rider Waite, dal nome della casa editrice Rider & Co. e del suo ideatore.
Il contributo dell’artista, che di fatto creò l’immaginario universale con cui ancora oggi leggiamo i tarocchi, venne completamente oscurato. Un destino comune a molte donne del suo tempo: geniali, ma sistematicamente relegate nell’ombra.
Solo in tempi recenti la figura di Pamela Colman Smith è stata rivalutata. Oggi il suo lavoro viene riconosciuto come ciò che è: la vera anima visiva del mazzo Rider Waite.
Perché ricordare Pamela oggi
Riscoprire Pamela Colman Smith significa restituire dignità a un talento che ha cambiato il volto dei tarocchi.
Lo specifico: continuo a sconsigliare di farsi leggere le carte con questo mazzo, perché privo del giusto apparato simbolico. Ma riconosco il grande contributo dell’artista, a maggior ragione perché si è voluto oscurare i suoi meriti per troppo tempo.
Il successo mondiale del mazzo non dipende solo dalle idee di Waite o dall’editore Rider, ma dalla mano e dalla visione di un'artista che seppe dare forma a simboli universali, rendendoli accessibili e immediatamente riconoscibili.
Se la pratica resta discutibile (i tarocchi "giusti" per ricevere restano i tarocchi di Marsiglia), a livello creativo è tempo di ribattezzare ufficialmente il mazzo Rider Waite, includendo per intero Pamela Colman Smith.
Giulia Scandolara - Tarologa professionista, Gestalt e Art Counselor



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